Previdenza? Serve educazione

Un progetto che evidenzi l’urgenza di pianificare il futuro pensionistico è tra i primi impegni di Assofondipensione

Il sistema del secondo pilastro sconta oggi difficoltà legate alla crisi economica, alla crisi del mercato del lavoro, nonché alla scarsa fiducia nei mercati finanziari e una serie di “voragini informative”. «Occorre un serio e incisivo intervento per il rilancio del settore, per la costruzione, a favore di tutti, di un pilastro solido a supporto del primo sostegno pubblico, non più generoso come in passato e che, con l’invio della “Busta arancione” da parte dell’Inps, sta svelando i suoi limiti alla collettività». Non ha dubbi Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione da dicembre 2016, e socio e consigliere delegato della holding Maggi Group SpA che interverrà al Salone del Risparmio nella conferenza sul tema previdenziale che avrà luogo il 13 aprile.

Maggi, che dal maggio 2016 è anche presidente del Comitato tecnico Welfare di Confindustria Nazionale, giudica positivamente le novità normative contenute dalla legge di Bilancio 2017 e quelle contenute nelle bozze dei provvedimenti di prossima emanazione come il Ddl Concorrenza. «Temi di notevole rilevanza saranno la crescita dimensionale dei fondi (in termini di iscritti e quindi di patrimoni gestiti), nonché la diversificazione delle loro scelte di portafoglio, anche al fine di contribuire al sostegno dell’economia reale del Paese». Il presidente di Assofondipensione si riferisce anche all’intervento legislativo sugli investimenti nell’economia italiana previsti dai commi 92-96 della legge di bilancio (n. 232/2016) che ha introdotto l’esenzione per i redditi derivanti da investimenti qualificati (azioni o quote di imprese residenti in Italia o Ue o See fino a un massimo del 5% del patrimonio) che rappresentano un ulteriore stimolo per l’Italia. Un Paese dove, anche nel settore della previdenza, «occorre un deciso sforzo per mettere in atto un progetto di educazione previdenziale e di comunicazione istituzionale che coinvolga il Governo, le istituzioni pubbliche e private dedicate, le parti sociali e i fondi pensione», spiega Maggi. È questo infatti il primo punto del Piano di attività 2016-2019, approvato di recente dal consiglio direttivo dell’associazione che riunisce i fondi negoziali che alla fine del 2016 gestivano risorse per 46 miliardi di euro (+8% rispetto al 2015) per lo più allocati in bond (pubblici e privati).

Nel programma c’è anche la richiesta di favorire ulteriormente il regime fiscale del secondo pilastro, con l’allineamento ai trattamenti riservati ai fondi pensione in altri Paesi europei (Eet), con l’eliminazione del criterio del pro-rata nella tassazione della prestazione e con l’introduzione della tassazione dei rendimenti sul “realizzato” sulla falsariga dei fondi comuni. C’è poi il nodo della destinazione del Tfr alla previdenza complementare (oggi facoltativo), con l’introduzione di strumenti idonei a sostenere l’equilibrio finanziario delle Pmi. L’associazione chiede poi di completare la razionalizzazione dell’offerta dei fondi pensione esistenti, in modo da pervenire ad assetti organizzativi maggiormente efficienti ed efficaci per gli iscritti e per i potenziali aderenti (accorpamenti).

Altre voci dell’industria come Assoprevidenza sollecitano anche la possibilità per la previdenza complementare di avere accesso al mercato dei Pir. E di risolvere il problema della liquidità dei fondi pensione non protetta da Bail-in.

Fonte:Federica Pezzatti – Plus24, Focus Salone del Risparmio