Lo stile di vita si mantiene se si calcola il fabbisogno

Il rischio di longevità può essere risolto accantonando portafogli adeguati al livello di reddito e consumo

Cominciare a pensare da subito al proprio fabbisogno finanziario per quando sarà l’età della pensione. Il longevity risk, vale a dire il rischio di trovarsi scoperti finanziariamente per effetto dell’allungamento delle aspettative di vita, è una problema pioritario in tutte le principali economie sviluppate. Una simulazione di SoldiExpertanalizza le necessità finanziarie per fronteggiare i propri livelli dei consumi. Indipendentemente dalla pensione, ad esempio, un 60enne che spende oggi 24mila euro l’anno necessita di poco più di 550mila euro, investiti in azionario con un ritorno del 4% annuo netto, per garantire lo stesso stile di vita fino a 94 anni.

«Soprattutto dopo i 60 anni — spiega Roberta Rossi, responsabile consulenza SoldiExpert Scf —, calcolando che si può vivere altri 30 anni, è fondamentale avere una gestione attiva del proprio capitale. Per esempio negli ultimi 15 anni, complici due drammatiche crisi finanziarie, il ritorno passivo sull’equity sarebbe stato molto basso, intorno all’1,1% annuo netto. Una cifra insufficiente a mantenere certi standard di capitale se non si hanno forti riserve o rendite. Serve quindi una strategia di entrata e uscita per ottimizzare la presenza sui mercati soprattutto azionari». Molti risparmiatori hanno anche un patrimonio immobiliare, ma spesso il problema è come farlo fruttare.«Se sono edifici di pregio — continua Rossi — si può cartolarizzare, ma questa è una chance che ha solo una minima parte di persone. Negli altri casi si può affittare, ma i costi e le tasse non sono irrilevanti. A Milano ad esempio per edifici di pregio in centro si ottiene in molti casi un 1% di rendimento netto o poco più».

Le regole per la sostenibilità finanziaria durante la vecchiaia non sono molto complesse. «La prima regola — spiega Raffaele Zenti, co-fondatore e partner diAdvise Only è accumulare risparmio, ma tenendo d’occhio l’aspetto dei costi commissionali. In generale, su 35-40 anni d’investimento, i costi commissionali possono andare a intaccare anche il 50% del capitale. Si può investire da soli, oppure affidarsi a un fondo pensione aziendale, con indubbi vantaggi fiscali e contributivi, oppure a un fondo aperto, andando a cercare le formule migliori».

Basta risparmiare poco, partendo da giovani. Anche Giuseppe Romano, direttore dell’ufficio studi di Consultique, sottolinea che «tutti hanno bisogno di previdenza e ovviamente le modalità di copertura variano a seconda del tenore di vita desiderato, delle disponibilità e dell’età. In questo quadro occorre rilevare che i fondi pensione non sempre vengono utilizzati pienamente nella loro funzione, ma spesso il loro appeal è legato ai relativi benefici fiscali. Gli ultimi dati parlano di una contribuzione media annua di 1.200 euro, una cifra insufficiente a garantire una rendita integrativa significativa se il gap pensionistico è rilevante».

 

(Autore: Andrea Gennai – Plus24)